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Motori di ricerca e reputazione web: siamo realmente al sicuro?

Reputazione web

Ogni volta che facciamo una ricerca su un motore qualsiasi, quest’ultimo raccoglie una moltitudine di informazioni sul nostro conto, dall’inidirizzo ip, alle parole cercate, data ora e luogo di connessione di connessione, fino alle password digitate per accedere alla nostra casella email, o, ancora peggio, i dati d’accesso al nostro conto bancario se effettuiamo transazioni online, lasciando sui nostri PC particolari cookies che permettono di raccogliere sempre più informazioni su di noi e sui nostri movimenti in rete.

Una volta che il motore di ricerca prende queste informazioni, esse potrebbero finire in mani sbagliate, costituendo un pericolo per la privacy degli utenti e per la nostra reputazione web.
Ad esempio, nel 2006 AOL ha divulgato online per sbaglio le informazioni raccolte in tre mesi da circa 650 mila utenti, e tuttora queste informazioni sono accessibili al pubblico; all’ indirizzo http://www.aolstalker.com/ si possono trovare tutte le informazioni sui poveri malcapitati, basta inserire un termine di ricerca ed appare la lista di chi l’ha cercato, da dove a che ora e quale link ha cliccato.

Come se non bastasse, l'avvento dei social network ha incrementato ancor di più questo rischio, basti pensare al popolarissimo facebook, in cui ognuno di noi ormai, inserisce di sua spontanea volontà informazioni su se stesso, il luogo in cui si trova, quello che sta facendo e così via.

Negli ultimi tempi sono nati anche motori di ricerca specifici per i contenuti dei social network, in cui basta digitare l’informazione voluta e questa appare davanti ai nostri occhi in una frazione di secondo, a prescindere dalle impostazioni sulla privacy che abbiamo impostato sul nostro account del popolare social network.
Oltre a questa minaccia si aggiunge quella dei motori di ricerca di profili, che servendosi delle informazioni delle informazioni “lasciate” in rete da noi utenti, ricostruisce i nostri profili rendendoli accessibili a tutti, purtroppo anche ai malintenzionati. Inoltre su questi ultimi motori di ricerca, qualsiasi utente può aggiungere informazioni personali su chiunque, anche senza alcuna autorizzazione da parte del diretto interessato.
Per ovviare a tutto ciò ci sono molte aziende che forniscono protezione dalla perdita di informazioni in rete, ma il servizio offerto è quasi sempre a pagamento, ed il più delle volte anche a caro prezzo.
Addirittura con i moderni sistemi di navigazione stradale online, ( ad esempio Google Street View ), rischiamo di essere letteralmente fotografati mentre compiamo alcune azioni durante la giornata, è vero che le nostre facce vengono oscurate, ma un occhio attento saprebbe riconoscerci anche con queste misure cautelative, basti pensare all’onorevole Ignazio La Russa, che in pieno caso Ruby è stato fotografato dall’occhio di Google mentre si trovava a Roma in via Ciro Menotti 24, dove secondo la procura che indagava sul “bunga – bunga”, si trovava uno degli “harem” dove venivano consumati questi festini da Silvio Berlusconi e tutti gli altri indagati del caso. Reputazione web infangata.
Ma come avviene tutto questo scambio di informazioni? La risposta è semplice: ogni volta che visitiamo un sito, esso salva sul nostro Pc un file di testo contenente tutte le impostazioni che abbiamo scelto per la visualizzazione del sito, alcuni di questi però, inviano una sorta di feedback al sito che visitiamo, con tutte le informazioni relative alla nostra visita; non essendoci una vera e propria regolamentazione specifica al riguardo, a volte questi cookies inviano troppe informazioni ai server, che una volta giunte a destinazione possono essere visualizzate da chiunque, e rimanendo salvati in memoria, continuano a inviare informazioni anche dopo l’uscita dal sito che ci ha “lanciato” il cookie.
Come difenderci da tutto questo? Basta fare attenzione quando si naviga in rete, non salvare mai le proprie password nel browser, scegliere magari password abbastanza “difficili” (basta inventare una password che contenga sia lettere che numeri) in modo da rendere ancor più sicura la crittografia delle password stesse, cancellare la cronologia ed i cookie ogni volta che si finisce di navigare (alcuni browser lo fanno in automatico, basta attivare questa impostazione dagli strumenti del browser stesso), e navigare con navigazione sicura (quando si scrive l’url del sito indicare il protocollo https:// invece che http://, anche in questo caso si può attivare la funzione specifica dalle impostazioni del browser usato per impostare l’https come protocollo predefinito) questo è un ottima maniera per proteggersi e per controllare la propria reputazione web.

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